Fino a qualche mese fa l’idea di prendere e partire verso una qualsiasi meta estera da sola mi spaventava.
Ho sempre ammirato persone che riuscivano a fare esperienze in solitaria. Puntualizzo, però, perché c’è differenza, non esperienze “a caso” bensì esperienze di raccoglimento, di riconnessione con sé stessi, di viaggi vissuti interiorizzando gli insegnamenti che l’esperienza offre e che è trasformativa. Non per colmare vuoti, ma per scoprire un senso di pienezza interno, per ritrovarsi, per conoscersi, per sfidarsi, per sconfiggere certe paure, per costruire autostima. Ecco questo era il mio intento quando ho preso la decisione di partire per Seoul da sola.
Quando ho preso la decisione di partire per Seoul da sola avevo diverse paure. Ero consapevole che il tempo che avrei trascorso con la sola compagnia di me stessa sarebbe stato tanto, ma questo non mi spaventava perché da sempre sono stata abituata a stare da sola. Sono figlia unica e i miei genitori hanno sempre lavorato full time, fin da piccola stavo tanto tempo per conto mio. Già alle elementari sapevo cucinare e fare diversi lavoretti domestici e la cosa mi piaceva, mi faceva sentire capace e autonoma (ovviamente per le cose pratiche).
Amavo e amo la pace della casa e ho un gran bisogno di avere i miei spazi…è anche per questo che crescendo non ho mai sentito l’esigenza di riempirmi di cose da fare, uscire con persone per forza, ma ho sempre scelto di vedermi con amici per il reale piacere di farlo e frequentare poche persone, ma davvero fidate. Nonostante ciò, sono estroversa e non ho alcun tipo di problema a conoscere persone, stringere legami e non disdegno la compagnia.
E con questa premessa direi tutto ottimo. Se non fosse che ho sempre avuto tante insicurezze. Paura di non essere capace, di non essere in grado, di starci male qualora le aspettative vengano disattese. Paure più che di cose pratiche, perchè su come destreggiarmi con la lingua (e davvero non preoccupatevi se non parlate né inglese né coreano perché ve la caverete alla grande) e con il resto ero ottimista, sulle mie restanti skills un po’ meno.

Quello che mi ha fatto propendere per il prendere e partire è stato proprio questo: volevo sentirmi più sicura di me stessa, dimostrandomi che sono perfettamente capace, che sono libera perché so di riuscire a fare tutto da sola senza bisogno dell’aiuto di nessuno (puntualizzo: sapere chiedere aiuto è altrettanto importante).
Non mi sentivo tanto bene qui, nel mio paese, per diverse ragioni, sentivo di avere bisogno di una svolta, di cambiare rotta e di sentirmi come avrei sempre voluto sentirmi. Lo vedevo negli altri, in amiche che mi trasmettevano coraggio tramite la loro esperienza ed io anelavo ad essere così. Guardavo ad alcune persone con ammirazione, ho chiesto consigli, ho scambiato pensieri e vissuti, mi sono confrontata con mentalità diverse dalla mia e questo è stato fondamentale perché rimanere fermi aspettando che qualcosa cambi o pensare che certe cose le possano fare solo gli altri non porta da nessuna parte. In particolar modo, prima di partire, mi sono confrontata con una ragazza conosciuta quasi per caso. Lei portava un’esperienza totalmente diversa dalla mia, ma che sentivo così vicina. Mi è bastato poco, qualche sua parola e tutto mi è sembrato chiaro, avevo bisogno di fare questa esperienza di viaggio.
Per tanto tempo mi sono limitata, non ho fatto delle cose, ho fatto scelte sbagliate perché ho messo davanti gli altri a me o forse le mie paure davanti alle mie esigenze… e me ne sono pentita. Per questo non volevo commettere di nuovo lo stesso errore.
Il 2 settembre 2024 ho preso l’aereo per Seul.
Fin da subito mi ha accompagnato un senso di libertà impagabile, in aereo guardavo le persone intorno a me e mi sentivo anch’io finalmente parte di quel senso di libertà. Il volo è andato benissimo, ho guardato il k-drama "Move to Heaven" (bellissimo, ve lo consiglio), mi sono un po’ riposata e nel giro di qualche ora ero in Corea.
Da lì è tutto venuto molto naturale, avevo i miei tempi, le mie volontà, potevo gestirmi come meglio preferivo. Mi sono letteralmente avventurata in quella città meravigliosa che è Seoul e mai prima di allora mi ero sentita così bene. Un giorno stavo facendo una passeggiata sul fiume han e mi sono sentita completamente risolta, in pace, serena, libera e sicura. Sicura anche in termini di sicurezza della città perché la Corea è veramente un paese con un tasso di criminalità bassissimo.

Quando ho sentito di non avere bisogno di un appoggio esterno perché riesco perfettamente a camminare sulle mie gambe, ho fatto un incontro speciale, uno di quegli incontri un po’ magici, che non credo accadano per caso e che ha reso la mia esperienza, che era già piena, ricolma di gioia.
Ho conosciuto Elena e Gaia due persone favolose, mi sono sentita in sintonia con loro fin dal primo incontro, ho sentito tanta similitudine, vissuti in comune, sensazioni e sentimenti condivisi e oltre a questo c’è stata una bellissima parte di divertimento e di “bellezza” condivisa in quel luogo così unico che è Seoul.
Questo incontro mi ha fatto capire quanto stare da soli, se si riesce a stare bene da soli, sia bellissimo, ma quanto sia ancora più bello, quando stai bene con te stesso, il condividere momenti di gioia con gli altri.
Sono tornata a casa cambiata, sento che questa esperienza abbia trasformato delle mie parti interne, sicuramente mi ha rafforzata.
Un’altra cosa che mi ha dato profonda gioia è stato il condividere con voi la mia esperienza, portarvi con me nelle mie giornate, mostrarvi quello che facevo, nel mio modo, un modo un po’ insolito di viaggiare, meno standard per così dire, ma vedere che avete apprezzato la mia spontaneità, che vi è arrivato il mio entusiasmo, che vi siete sentite, anche solo virtualmente, parte di questo viaggio. Leggere i vostri messaggi, mi ha fatto sentire benissimo.
E questo mi ha fatto anche capire quanto, a volte, ci incastriamo con persone, amicizie, frequentazioni che non ci danno molto, quando basta cercare altrove per trovare quello che risuona meglio con noi e per questo vi dico: grazie.