Viaggiare da soli

Di Alice Balboni  •   Lettura di 3 minuti

Viaggiare da soli

Viaggiare da soli mi ha cambiata più della Corea stessa

Voglio fare una premessa importante.
Quando parlo di viaggiare da soli, parlo della mia esperienza personale e di quello che ha rappresentato per me un livello psicologico.

Quindi benissimo che non tutti partono dalle stesse condizioni.
Ci sono persone che, per motivi economici, di salute o situazioni personali, non possono affrontare un viaggio in solitaria. E questo non le rende meno forti, meno coraggiose o meno “evolute”.

Non è una gara.
Non è un obbligo.
E non esiste un momento giusto universale.

Però penso anche una cosa: se ne avete la possibilità, partire da soli almeno una volta può cambiarvi dentro in un modo difficilissimo da spiegare.

Io oggi viaggio continuamente tra Italia e Corea e ormai Seoul è quasi diventata la mia seconda casa. Ma fino a pochi anni fa ero terrorizzato dall'idea di prendere un aereo da sola.

E non intendo “un po' agitata”.
Intendo proprio quella paura che ti blocca e ti fa pensare:
“E se non ce la faccio?”
“E se mi sento sola?”
“E se succede qualcosa?”
“E se non sono abbastanza forte?”

Il punto è che spesso si considera che prima di fare qualcosa dobbiamo sentirci pronti. Sicuri. Stabili.
Ma psicologicamente funziona molto raramente così.

Il cervello umano cerca sicurezza e prevedibilità.
E tutto ciò che è sconosciuto attiva ansia anticipatoria. È normale. Non significa che siete deboli o incapaci. Significa semplicemente che il vostro sistema nervoso sta reagendo a qualcosa che non può controllare completamente.

Per tanto tempo ho pensato che un giorno mi sarei svegliata sentendomi finalmente pronta a partire.
La verità? Quel momento non è mai arrivato.

Sono partita con la paura.

Ed è lì che ho capito una cosa importantissima: la sicurezza non nasce prima dell'esperienza. Nasce dentro l'esperienza.

Mi ricordo ancora il primo volo per Seoul. Guardavo le persone intorno a me in aeroporto e avevo una sensazione stranissima addosso. Da una parte ansia, dall’altra una libertà enorme. Come se per la prima volta stessi entrando davvero nella mia vita.

Perché quando siete completamente soli in un paese straniero succede qualcosa di psicologico molto forte: non avete più i vostri punti di riferimento abituali. Nessuno che decide per voi, nessuno che vi protegge continuamente, nessuna comfort zone.

E improvvisamente incontrate voi stessi.

Il vostro modo di gestire la paura.
Il vostro dialogo interiore.
Le tue insicurezze.
Ma anche una forza che spesso non sapevate nemmeno di avere.

Secondo me è per questo che certe esperienze cambiano così tanto.
Non perché “vedete posti belli”. Ma perché scoprite parti di voi che nella routine non emergono mai.

Io pensavo che la libertà fosse semplicemente poter andare dove volevo.
La Corea mi ha insegnato che la libertà vera è sentire capaci di affrontare il mondo anche senza avere continuamente qualcuno accanto.

E no, questo non significa non aver bisogno degli altri.
Significa sapere che, anche se avete paura, siete comunque in grado di cavarvela.

Ed è una sensazione potentissima.

Ancora oggi provo ansia prima di certi voli. Ancora oggi ci sono momenti in cui mi sento fragile o sopraffatta. Ma la differenza è che ora così che posso attraversare quella sensazione senza farmi fermare completamente.

Ed è questo che, secondo me, costruisce davvero la fiducia in sé stessi.

Non l'assenza di paura.
Ma l'esperienza matura del sopravvivere alle proprie paure.

Quindi no, non aspettate di sentirvi perfettamente pronti. Perché probabilmente non succederà mai.

A volte la sicurezza arriva un passo dopo il salto.

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